Buone pratiche per preparare l'azienda all’Assurance ESG

Secondo il KPMG ESG Assurance Maturity Index solo il 29% delle aziende è pronto all’Assurance ESG. Ecco quindi 5 step utili per le aziende

Di Arianna De Felice

Buone Pratiche - Pubblicato il 03-07-2024

Il 29% delle aziende si sente pronto a sottomettere i propri bilanci di sostenibilità a enti terzi, come previsto dall'Assurance ESG. A dirlo è la seconda edizione del KPMG ESG Assurance Maturity Index.

Dopo aver intervistato oltre 1.000 dirigenti e membri del consiglio di aziende di ogni settore, KPMG ha diviso le imprese in tre categorie in base alla loro preparazione in materia di rendicontazione ESG: Leader (29%), Avanzati (46%) e Principianti (26%). I risultati, sicuramente in crescita rispetto al primo studio effettuato, hanno però evidenziato che c'è ancora del lavoro da fare, specie tra le aziende classificate come Principianti. KMPG, dunque, ha realizzato una breve guida con cinque buone pratiche per aiutare le imprese nella transizione.

Buone pratiche per prepararsi all'Assurance ESG

Già nella prima edizione dell'indagine, KPMG aveva delineato cinque aspetti chiave per aiutare le aziende a prepararsi all’Assurance ESG. Ora l’edizione 2024, oltre a sottolineare e aggiornare i passi fondamentali che le imprese devono compiere, ha fatto anche il punto della situazione.

Si parte dalla necessità di individuare tra gli standard di rendicontazione riconosciuti quello al quale far riferimento per garantire la comparabilità e la trasparenza dei dati. A livello europeo, per esempio, le aziende stanno applicando i nuovi standard European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e i Global Reporting Initiative (GRI). Non manca poi chi ha scelto di fare affidamento a entrambi gli standard (in questo caso si parla di interoperabilità). Guardando agli standard di rendicontazione fuori dai confini europei, invece, ci sono anche: l'International Sustainability Standards Board (ISSB), nato durante la COP26 del 2021 e che riguarda diverse aree geografiche come Brasile, Costa Rica, Sri Lanka, Nigeria e Turchia, Canada, Giappone e Singapore, e US Securities and Exchange Commission (SEC), relativo alle imprese pubbliche negli Stati Uniti.

Il secondo passo che le aziende devono fare è quello di costruire una solida governance ESG e sviluppare le giuste competenze. Per contribuire a garantire i migliori risultati, i consigli di amministrazione dovrebbero dunque rendere le questioni ESG un punto permanente dell’ordine del giorno. Dall'indagine, per esempio, emerge che le aziende classificate come Leader si riuniscono durante tutto l'anno al fine di valutare l’impatto dei fattori ESG, il valore aziendale, identificare opportunità e rischi ESG, monitorare le prestazioni, esaminare i report e adottare azioni sostenibili. Ottenere la partecipazione attiva del consiglio di amministrazione alle questioni green può dunque aiutare le organizzazioni ad accelerare la propria strategia legata ai temi della sostenibilità. 
Per quanto riguarda il tema delle competenze, secondo KPMG risulta essere una delle maggiori sfide che le aziende di ogni livello si stanno trovando ad affrontare dato che molte società stanno cercando gli stessi profili professionali e, allo stesso tempo, le skills continuano a evolvere. Il risultato è un netto divario tra le aziende Leader e Principianti: l’86% dei Leader hanno quasi completato l'implementazione di un team, mentre il 59% ha deciso di assumere personale esterno; i Principianti, invece, sono tornati indietro e stanno perdendo terreno con tre quarti (73%) che hanno appena iniziato a mettere insieme i dati e a formare le loro squadre, e un quarto (23%) che è ancora in fase di pianificazione. Inoltre, per quanto riguarda il tema della formazione green in azienda, emerge che solo i Leader sono a buon punto con il 46% contro il 15% degli Avanzati e solo l'1% dei Principianti.

Il terzo step è quello di identificare le informative ESG applicabili e i requisiti dei dati tra le funzioni. Nello specifico le aziende devono prestare attenzione a: identificare i temi materiali e le giuste metriche; implementare processi per raccogliere i dati; e mettere in atto controlli per garantire la qualità dei dati. Il quadro che emerge dai risultati sembra essere però incoraggiante: sia i Leader (97%) che gli Avanzati (87%), hanno fatto progressi rispetto allo scorso anno nella definizione dei KPI e raccolta e reporting dei dati ESG. Anche in questo caso, purtroppo, le aziende Principianti invece che andare avanti hanno fatto passi indietro (dal 64% al 47%).

Il penultimo step che le aziende devono compiere per ottenere buoni risultati nell'Assurance ESG è quello di digitalizzare i processi relativi ai dati ESG e impegnarsi per garantire dati di alta qualità. Infatti, mentre le aziende sono già abituate a reperire dati per il reporting finanziario, per quanto riguarda quello sostenibile non è ancora così facile e spesso le informazioni necessarie sono raccolte in forme diverse e da settori diversi della stessa azienda. Per questo motivo diventa fondamentale riuscire a digitalizzarli. Nonostante la ricerca non abbia evidenziato una crescita particolarmente elevata in nessuna delle tre classificazioni, emerge però un aumento delle tecnologie che le aziende utilizzano per raccogliere e archiviare i loro dati non finanziari tra le quali figurano: AI, blockchain, cloud, IoT, sicurezza informatica, strumenti di gestione del rischio e piattaforme specifiche ESG.

Infine, è necessario che le aziende lavorino con la catena del valore per raccogliere informazioni ESG. Infatti, anche l'attenzione che l'intera fornitura pone ai temi green, diventa un aspetto chiave dell’impronta ESG totale di un’organizzazione – d’altronde basta pensare alla recente normativa approvata della CSDDD. Questo, però, non vuol dire che sia una cosa facile. Tra tutti i Leader, almeno per il momento, sembrano essere quelli che stanno aumentando sempre più le richieste ai loro fornitori e, in particolare, che stanno aumentando i requisiti specifici per il prodotto.

 


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