Obbligo Assurance Report di Sostenibilità: il 29% delle aziende si sente pronto

KPMG ha intervistato i dirigenti senior e i membri dei consigli di amministrazione di 1.000 aziende di tutti i settori per scoprire a che punto sono con l'obbligo dell'Assurance Report di Sostenibilità

Di Arianna De Felice

Ricerche e Pubblicazioni - Pubblicato il 26-06-2024

La sostenibilità è diventata un elemento cruciale per le imprese di ogni settore. La crescente consapevolezza delle problematiche ambientali e sociali spinge sempre più governi, organizzazioni e consumatori a richiedere una maggiore trasparenza e responsabilità da parte delle aziende. In questo scenario, l’Assurance Report di Sostenibilità diventa una procedura fondamentale per garantire l'affidabilità e la credibilità delle informazioni divulgate nei bilanci di sostenibilità. L'Assurance Reporting è infatti quel processo attraverso il quale un ente indipendente verifica e certifica la correttezza e la completezza delle informazioni presentate nei Bilanci di Sostenibilità delle aziende. Questo processo non solo aumenta la fiducia degli stakeholder, ma contribuisce anche a migliorare le pratiche interne di gestione della sostenibilità. 

Ma a che punto sono le aziende con l’obbligo dell’Assurance Report di Sostenibilità? A rispondere a questa domanda è stato KPMG nel suo recente studio KPMG ESG Assurance Maturity Index giunto alla seconda edizione.

Obbligo Assurance Report di Sostenibilità: a che punto siamo

Dallo studio di KPMG emerge che il 29% delle aziende si sente pronta a garantire i propri dati in modo indipendente. Il dato, però, è in aumento solo di una frazione rispetto a nove mesi fa nonostante le scadenze normative che citano l'obbligo di Assurance di Sostenibilità si avvicinino rapidamente (in UE i rapporti delle aziende più grandi infatti dovrebbero essere pubblicati all'inizio del 2025 con dati sul 2024).

Prepararsi per l'Assurance ESG è un viaggio e le aziende stanno scoprendo che, più avanzano in questo percorso, più c’è da fare e da imparare. La linea di porta è in continua evoluzione. Ecco perché i progressi possono sembrare lenti, anche se molte aziende hanno effettivamente compiuto passi significativi. Questo sforzo darà i suoi frutti: i consigli di amministrazione stanno aumentando la loro attenzione su questo aspetto e i leader stanno segnalando una gamma crescente di vantaggi poiché la disciplina coinvolta nella preparazione per l'Assurance ESG permea tutti i sistemi, i processi, i controlli e la governance”, ha commentato Larry Bradley, Responsabile globale dell'audit presso KPMG International.

L'indagine ha suddiviso le aziende in base alla loro preparazione in materia ESG in Leader (29%), Avanzati (46%) e Principianti (26%). Andando a vedere nel dettaglio si notano alcuni progressi nelle singole categorie: non solo è cresciuta la percentuale di aziende nella categoria Leader, ma è aumentato anche il punteggio medio di tali Leader, con un aumento del 6%. Anche il punteggio medio del gruppo intermedio di aziende – Advancer – è aumentato del 3%.

Non va poi sottovalutato il rapporto ricavi-preparazione in termini di Assurance ESG: le aziende con ricavi superiori a 100 miliardi di dollari raggiungono un punteggio di 69,5 (su una scala da 0 a 100) nei progressi per l'Assurance del Report di Sostenibilità; mentre quelle con ricavi inferiori a 5 miliardi di dollari è 39,3.

L’indagine ha anche realizzato un’analisi geografica per cercare di capire da dove operano le aziende che sono più preparate all’Assurance Report di Sostenibilità. Il risultato è che al primo posto c’è la Francia (52,4), seguita da Germania (52,3) e Giappone (50,2). Chiudono la top5 UK (49,9) e US (49,5). Infine, il punteggio medio dell'indice di maturità per settore vede al primo posto il mondo Insurance (52,8) seguito dal mondo bancario (52,1) e dall'energia e risorse naturali (49,5).

Vantaggi e sfide

KPMG ha sottolineato poi quali sono i vantaggi e le sfide finora associate al tema dell’obbligo dell’Assurance Report di Sostenibilità.

Tra i vantaggi spiccano una maggiore quota di mercato (56%), una riduzione dei costi (48%) e nuovi modelli di business (46%). Le aziende appartenenti alla categoria Leader, inoltre, evidenziano particolari benefici in netta crescita rispetto allo scorso anno come: riduzione dei costi (+18 ppt), migliore qualità del prodotto/servizio (+12), riduzione dei rischi aziendali (+11), migliore coinvolgimento del personale (+8), migliore rating creditizio (+8) e quota di mercato ampliata (+6).

Per quanto riguarda le sfide, invece, quella più citata dalle aziende di ogni livello riguarda l’ottenere e mantenere le competenze fondamentali interne. Una sfida che diventa sempre più difficile da superare dato che tantissime imprese cercano le stesse competenze contemporaneamente e, allo stesso tempo, le skills richieste sono molto specializzate e in continua evoluzione. Il risultato è che oltre la metà delle aziende (pari al 54%) intende assumere personale esterno (tra i Leader la percentuale passa al 59%). Alle competenze si aggiungono anche sfide quali: soluzioni informatiche e digitali insufficienti, scarsi finanziamenti disponibili e complessità degli obblighi di reporting.

Infine, non manca una particolare attenzione che le imprese devono avere anche sui fornitori. Tra i Leader, oltre quattro su dieci (42%) ora impongono ai propri fornitori requisiti specifici per prodotto, in aumento rispetto al 28% nel 2023. In aumento anche il numero di Leader che richiede ai fornitori di condividere i dati ESG nei propri sistemi (64%), di integrare i criteri ESG screening sull'onboarding dei fornitori (48%) e di ottenere certificazioni ESG, anche se si tratta ancora di una fase relativamente iniziale.


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